Acqua pubblica, gestione privatistica di ACEA e ruolo del Comune di Roma
Gestione e manutenzione assolutamente insoddisfacenti
Nel nostro territorio viviamo un paradosso: avremmo sufficienti risorse idropotabili, ma spesso si registra scarsità di approvvigionamento idrico che diventa critica d’estate con inammissibili interruzioni del servizio; non sempre l’acqua ha i requisiti di potabilità, e permangono problemi di gestione della rete.
Cresce l’insoddisfazione per la gestione e manutenzione della rete idrica da parte di ACEA ATO2, con interruzioni frequenti, cali di pressione, scarsa comunicazione con gli utenti e perdite notevoli lungo le tubature. La stessa ACEA ATO2 pubblica regolarmente avvisi di manutenzione e sospensioni programmate dell’erogazione dell’acqua per lavori sulla rete idrica o riparazioni, che possono provocare abbassamenti di pressione o mancanze temporanee dell’acqua.
E’ un problema che riguarda tutti i Comuni gestiti da ACEA ATO2 (sostanzialmente Roma e provincia), e per far fronte alla carenza di acqua potabile si cerca di aumentare il prelievo dalle sorgenti compromettendone l’equilibrio, come quello dello sfruttamento smodato delle acque del lago di Bracciano attuato negli anni scorsi, per il quale i vertici di allora di ACEA sono a processo per disastro ambientale.
A fronte di tutto questo, la rete di distribuzione continua ad essere un colabrodo per la mancanza degli indispensabili interventi di manutenzione e ammodernamento che ACEA ATO2 si rifiuta di eseguire nella misura necessaria, generando anche enormi perdite di energia, quella usata per il pompaggio dell’acqua in rete che poi viene sprecata.
Il paradosso è che a fronte di tali carenze del servizio le bollette continuano ad aumentare.
Le responsabilità sono principalmente di ACEA ATO2 – gestore del servizio per tutti i Comuni di Roma e provincia, il cosiddetto ATO2 – ma in parte anche dell’amministrazione comunale e del Sindaco in persona in quanto responsabile della salute dei cittadini.
ACEA ATO2 SpA è detenuta per circa il 96.5% da ACEA SpA, a sua volta detenuta per il 51% dal Comune di Roma: sono entrambe aziende che operano secondo le regole del mercato, privilegiano il profitto rispetto alla qualità del servizio, generando dividendi da distribuire agli azionisti, e reinvestendo nel servizio ai cittadini una quota degli ingenti utili di gestione del tutto insufficiente.
Nel Lazio il servizio idrico viene fornito in 5 aree territoriali, i cosiddetti Ambiti territoriali Ottimali (ATO) di fatto coincidenti con i territori del 5 province per ciascuno dei quali esiste un unico gestore (ad Anguillara abbiamo ACEA ATO2).
Nel 2014 è stata approvata la legge regionale n.5 del 2014 – tuttora inapplicata – che riorganizza la gestione di questo servizio essenziale, e prevede alcuni punti qualificanti:
- la razionalizzazione dell’attuale sistema individuando i “Bacini idrografici” per tener conto della reale conformazione del sistema idrogeologico,
- maggiore potere ai Comuni,
- una reale partecipazione popolare e,
- fatto assai rilevante, l’individuazione trasparente dei nuovi gestori sulla base di “convenzioni” che privilegino la qualità del servizio;
La giunta Rocca, invece di procedere alla applicazione della legge 5, intende centralizzare la gestione in tutti i Comuni del Lazio istituendo un ATO unico regionale: in questo modo verrebbe perpetuato ed esteso a tutto il Lazio il monopolio di ACEA (per effetto del decreto Sblocca Italia del Governo Renzi, che all’Art.7 prevede che il gestore unico sarà scelto tra chi attualmente gestisce il servizio per almeno il 25% della popolazione che insiste sul territorio) allontanando ancora di più i cittadini e le stesse amministrazioni comunali dall’ente gestore, e compromettendo definitivamente ogni loro possibilità di incidere sulle scelte.
E’ dunque importante spingere per l’applicazione della legge 5/2014 che, seppure superata in molte parti dalla legislazione nazionale, tuttavia conserva indicazioni utili ad una riorganizzazione del servizio, in particolare riconoscendo un ruolo più significativo ai Comuni ed agli stessi cittadini.
Seppure il quadro presentato evidenzi gli ambiti di responsabilità nella gestione del servizio idrico, l’amministrazione comunale può intervenire a vari livelli:
- esercitare pressioni sulla Regione per scongiurare l’ipotesi di ATO unico e procedere all’attuazione della legge 5;
- attivare un dialogo con l’amministrazione capitolina affinché orienti ACEA a ridurre sensibilmente le quote distribuite agli azionisti, destinando una parte consistente degli utili agli investimenti necessari a tutela e salvaguardia di tutte le fonti idriche di approvvigionamento, alla manutenzione e ammodernamento degli impianti e delle reti di distribuzione, e al contenimento delle tariffe;
- esercitare un controllo costante della qualità del servizio ed una contemporanea azione di stimolo nei confronti del gestore ACEA ATO2, pretendendo la trasparenza dei dati sulla qualità dell’acqua potabile, ed attività di monitoraggio e controllo effettuate con una frequenza adeguata.
- esercitare al massimo grado la responsabilità diretta del Sindaco per la salvaguardia della salute dei cittadini, adottando tutte le azioni necessarie per ottenere da ACEA ATO2:
- fornitura costante di acqua potabile, evitando interruzioni del servizio ad eventuali morosi specialmente nei casi di famiglie bisognose;
- fornitura di acqua “potabile”: salubre, cioè microrganismi pericolosi (batteri, virus, parassiti) in quantità tali da rappresentare un rischio per la salute, priva di sostanze chimiche nocive (metalli pesanti, pesticidi, inquinanti) oltre i limiti di legge, pulita, limpida, trasparente, e con un odore/sapore accettabili;
- favorire la partecipazione dei cittadini al controllo della gestione del servizio, anche con la costituzione di una commissione ad hoc.
